Nella pagina di AICPAM, l’Associazione Italiana delle Consulenti Professionali in Allattamento Materno, potete trovare una descrizione delle competenze che la certificazione internazionale di IBCLC richiede e dei diversi campi di applicazione:

http://www.aicpam.org/ibclc-per-le-mamme/

Qui invece vi riporto una mia breve descrizione, con alcune precisazioni che credo sia giusto fare per chi legge, in un’ottica di trasparenza e di corretta informazione.

La certificazione di Consulente Professionale IBCLC (International Board of Lactation Consultant) è un titolo internazionale cui si accede sostenendo un esame che si svolge due volte l’anno nelle stesse date in tutto il mondo, e per poter sostenere l’esame occorre possedere dei precisi requisiti, il principale dei quali è avere preparazione ed esperienza comprovate, specifiche ed approfondite in materia di allattamento e lattazione umana. 

I requisiti vengono fissati dal Board Internazionale che sovrintende all’esame e fissa gli standard necessari per poter garantire l’elevata qualità della certificazione stessa. Per maggiori informazioni si può consultare questo link:

https://iblce.org/wp-content/uploads/2019/10/2019_September_23_candidate-information-guide_ENGLISH_DRAFT_ITALIAN.pdf

Purtroppo nel nostro paese la certificazione di IBCLC è conosciuta ancora molto poco tra gli “addetti ai lavori”, cioè tra i sanitari e, quando conosciuta, entra di fatto a far parte del team di professionisti sanitari che si occupano della salute di mamma e bambino solo in limitati contesti lavorativi. Le cause del mancato ricorso in modo standardizzato a questa figura specializzata nell’aiutare chi ha problemi o difficoltà con l’allattamento al seno all’interno di cliniche e ospedali, o sul territorio, sono più d’una. Tra queste, la scarsa consapevolezza e il giusto riconoscimento dell’allattamento al seno come importante pratica di salute pubblica; una cultura nei paesi ad alto reddito che vede ancora come normale l’allattamento con il biberon; la confusione e sovrapposizione ad altre figure che si occupano volontariamente di sostegno all’allattamento come forma di supporto tra pari, anche perché in italiano tutte queste figure vengono genericamente indicate nella traduzione dalla lingua inglese come “consulenti”. Ma la ragione principale, nel nostro paese, è che non esiste un riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni riguardo questa certificazione e le persone che ne sono in possesso in Italia (circa 500), non di rado svolgono anche una professioni sanitaria riconosciuta dal nostro ordinamento. Va detto che talvolta, in qualche sporadico documento, appare un cenno alle IBCLC, come a pag. 52 dell’opuscolo che il Ministero della Salute ha realizzato per le neomamme “Allattare al seno – Un investimento per la vita”.

http://www.salute.gov.it/portale/allattamento/dettaglioOpuscoliAllattamento.jsp?lingua=italiano&id=303

L’esistenza della figura di IBCLC non è molto nota neppure alle donne in gravidanza o che hanno avuto un bambino, se non per il passaparola che le mamme fanno spesso tra loro su argomenti che riguardano la genitorialità, oppure perché incappano in qualche sito dove se ne parla o fanno una ricerca specifica se hanno dei problemi e sono molto motivate ad allattare. Un esempio è sempre il sito di AICPAM, che fornisce informazioni relativamente alle persone associate in possesso della certificazione IBCLC suddivise per regione:

http://www.aicpam.org/soci-aicpam/

Non è una lista completa perché l’iscrizione ad AICPAM da parte degli IBCLC avviene su base volontaria trattandosi di una associazione di carattere nazionale senza scopi di lucro e non un ordine professionale; inoltre la figura di IBCLC ad oggi non rientra per il nostro ordinamento tra le professioni sanitarie riconosciute. Per questo motivo il costo sostenuto per una consulenza da parte di un IBCLC può essere portato in detrazione come spesa sanitaria solamente se l’IBCLC che emette fattura o ricevuta è anche un professionista sanitario riconosciuto, come da decreto DM 29/03/2001:

https://www.fnopi.it/wp-content/uploads/DM290301.pdf

Quindi, mentre in molti paesi nel mondo l’IBCLC fa parte del team di sanitari che assiste la coppia madre – bambino nel raggiungere i propri obiettivi di allattamento, in Italia si fatica a dare il giusto riconoscimento ad una figura specializzata che può e dovrebbe dare il proprio contributo professionale nei vari ambienti dove le sue competenze possono essere utili. Come si leggerà più volte in questo sito, allattare al seno non è solamente una questione che riguarda la salute dei singoli, ma agendo sulla riuscita di un singolo allattamento si avranno ricadute positive sulla salute dell’intera collettività e per questo si colloca come importante intervento di salute pubblica, al pari e con la medesima importanza di altri interventi di salute pubblica quali, ad esempio, le vaccinazioni o lo screening per il tumore del collo dell’utero.

Perché allora nel caso di problemi che necessitano di un aiuto dedicato, il costo per il ricorso alla figura della consulente in allattamento IBCLC non può essere detratto in tutto o almeno in parte da un genitore, arrivando a questo scopo a dare il giusto riconoscimento a questa certificazione internazionale come in altri paesi?

Questa domanda dovrebbe trovare risposta da parte delle istituzioni quanto prima, perché riuscire ad allattare al seno il proprio bambino non dovrebbe essere una sorta di lusso per fortunati o per persone che possono permetterselo, magari a fatica, nel caso si abbia necessità di un aiuto specializzato e dedicato per la complessità di un problema.

Nonostante siano già passati 15 anni dalla mia prima certificazione, che ho deciso di non rinnovare più per il recente cambio di ambito professionale nel rientrare come infermiera in ospedale, i cambiamenti nel senso di un riconoscimento istituzionale non si sono verificati, anche se le/gli IBCLC aiutano ogni giorno mamme ad allattare i propri bambini, modificando così la storia naturale di una pratica di salute pubblica che altrimenti finirebbe prematuramente in un numero di casi non trascurabile se si pensa al tasso di allattamento al seno in Italia a 2-3 mesi e a 4-5 mesi dal parto dell’ISS https://www.epicentro.iss.it/sorveglianza02anni/indagine-2022-allattamento#:~:text=Sorveglianza%20Bambine%20e%20Bambini%200%2D2%20anni&text=Il%2046%2C7%25%20dei%20bambini,Trento%20e%20Friuli%2DVenezia%20Giulia.&text=Analizzando%20la%20diffusione%20dell’allattamento,%2C2%25%20(Sicilia).&text=I%20dati%20confermano%20la%20necessità,anni%20di%20vita%20del%20bambino..